Motto dell'anno 2013

Anno della testimonianza

Nel servizio divino per l'inizio dell'anno, il 06/01/2013 a Hildesheim, il sommoapostolo ha dato importanti accenni per come si possa mettere in pratica il motto da lui scelto per l'anno 2013, precisamente: "L'anno della testimonianza". Il servizio divino era basato sulla parola biblica:

"Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli" (Matteo 10, 32).

Professarsi per Gesù significa andare incontro alla gente con coraggio, come l'apostolo Pietro, il quale riconobbe davanti ai capi riuniti: "In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (Atti degli apostoli 4, 12).

Ma il professare non è soltanto una questione di parole, bensì anche di azioni. Deve coinvolgere tutto il nostro atteggiamento, il quale ci caratterizza e il quale a sua volta è una testimonianza.

Che cosa professiamo? (cfr. Ebrei 13, 8)

  • Gesù Cristo ieri: lui è morto per noi ed è risuscitato.
  • Gesù Cristo oggi: troviamo il Signore negli apostoli.
  • Gesù Cristo in eterno: aspettiamo la sua venuta.

Quali sono le caratteristiche del professare?
I rispettivi presupposti sono la fede in Cristo, l'amore per Cristo e la speranza basata su Cristo.

  • Prendere posizione al momento decisivo.
  • Essere univoci.
  • Essere credibili.
  • Non avere paura.

Come professiamo?

A questa domanda non c'è una risposta che valga in tutti i casi. Il professare deve cominciare nel nostro ambito di vita più stretto, nella famiglia. Perché non dirsi una volta reciprocamente che cosa è per noi importante; che in fondo le cose terrene non abbiano un'importanza tanto decisiva, bensì la nostra meta eterna? Questo deve penetrare anche nei cuori dei bambini; di questo bisogna conversare.

Il motto datoci dal nostro sommoapostolo non ci accompagnerà soltanto quest'anno, bensì fino al ritorno di Cristo. Poiché non si può essere un cristiano neo-apostolico credente, senza dare testimonianza, la quale a sua volta nasce dalla gioia di aver incontrato Gesù (vedi anche la donna al pozzo di Giacobbe; cfr. in merito Giovanni 4, 1-42).

Pensiamo allora subito ai nostri fratelli e alle nostre sorelle nella prima comunità apostolica. Stando agli Atti degli apostoli 2, 42-47, la fede e il professare andavano a pari passo.

Mi rallegro già sin d'ora che quest'anno la nostra Chiesa non celebri soltanto il giubileo "150 anni CNA", ma pure che i fratelli e le sorelle, con la loro gioiosa testimonianza, contribuiscano a dare un incremento allo sviluppo della Chiesa Neo-Apostolica.

Con cari saluti, vostro

Markus Fehlbaum

 

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